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LEOPARDI: «LA VITA SOLITARIA»

Michele Dell'Aquila
Italianistica: Rivista di letteratura italiana
Vol. 28, No. 3 (SETTEMBRE/DICEMBRE 1999), pp. 393-399
Published by: Accademia Editoriale
Stable URL: http://www.jstor.org/stable/23937194
Page Count: 7
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LEOPARDI: «LA VITA SOLITARIA»
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Abstract

La dislocazione della Vita solitaria alla fine della serie dei primi idilli, e dunque al termine anche cronologico di un ciclo della poesia dei Canti, induce a qualche considerazione su questa esperienza poetica che corre parallela, con non pochi punti d'intersezione, all'altra assai dissimile nei toni e nei temi delle canzoni. Il compatto nucleo elegiaco della poesia leopardiana sembra prender vita dal patimento doloroso dell'esclusione, che ha il suo presupposto in un possesso, reale o immaginario, imprecisato e non di rado favoloso, forse mera illusione, ma possesso della mente e del cuore che si credevano accetti in un Eden dal quale d'un tratto, crudelmente, risultano esclusi. Tale condizione costituisce il radicamento forte di un ciclo poetico che si dimostra tutt'altro che «idillico», piuttosto «elegiaco», nel senso che davano gli antichi alla parola: grido appassionato, pianto e protesta per un fato ingiusto. Leopardi stesso parla di «avventure storiche del mio animo», e sappiamo di che avventure si trattasse. Nella Vita solitaria se idillico è lo sfondo delle quattro strofe d'irregolare lunghezza del canto, elegiaca è la tensione che ne lacera il tessuto, in moti straziati di vagheggiamento, di rimpianto e di esclusione. Lo stesso lessico di questi versi, così straordinariamente lirico, nel senso appunto di lieve ed assoluto, è anch'esso disposto nella sapiente tessitura testuale in distinti comparti e registri, di abbandono e di rifiuto, secondo percorsi di demarcazione e scavalcamenti che seguono le modulazioni del contrasto drammatico cui si accennava. The position of Vita solitaria at the edge of the series of the first idylls, as to say concluding chronologically too a poetic cycle of the Canti, solicits some remarks about the poetic experience that parallels the other one (together with several intersections), quite different in tones and themes of the canzoni. The solid elegiac nucleus of Leopardi's poetry looks like raising from a suffering due to exclusion; and it seems presupposed by a real or imaginative mastery. an undetermined and even fabulous one, maybe a true illusion, but anyway of a mind and a heart which believed in a condition of citizenship in Eden that they are cruelly deprived of. This condition means also the strong rooting of a poetic cycle that proves to be more elegiac (in the ancient significance of the term) than idyllic: a passionate howl, a cry and a protest against an unjust lot. In Vita solitaria the background of the four strophes of irregular length is idyllic, while elegiac is the tension which rips its cloth in torn impulses of longing, regret and exclusion.

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