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Quellen und Forschungen zum Prunkgrab des Dogen Marino Grimani in S. Giuseppe di Castello zu Venedig

Wladimir Timofiewitsch
Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz
11. Bd., H. 1 (Dec., 1963), pp. 33-54
Stable URL: http://www.jstor.org/stable/27652137
Page Count: 22
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Quellen und Forschungen zum Prunkgrab des Dogen Marino Grimani in S. Giuseppe di Castello zu Venedig
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Abstract

Il presente studio, dedicato al monumento sepolcrale del Doge Marino Grimani nella Chiesa di S. Giuseppe di Castello di Venezia, si basa principalmente sui documenti conservati nell'archivio della famiglia Grimani (oggi nell'Archivio di Stato di Venezia). Si tratta di un libro di spese e di contratti originali con tutti gli artisti e artigiani che partecipavano alla erezione del "deposito". Tra queste carte si trovano anche due disegni. Queste fonti testimoniano l'intera storia dell'erezione del monumento, permettendo una datazione precisa delle statue di Gerolamo Campagna, rilevano inoltre la parte pratica della esecuzione di un'opera architettonica al principio del Seicento. I progetti definitivi per il "deposito" del Doge Grimani dovevano essere pronti nella primavera del 1599. In questo periodo si comincia anche la fornitura dei materiali necessari per l'esecuzione dell'opera e si iniziano i lavori preparatori. Il monumento è da considerarsi completamente finito nel dicembre 1604. Dai documenti risulta che il monumento, che communemente si attribuisce allo Scamozzi, è un'opera di Francesco Bernardin Smeraldi, detto "il Fracao", "proto" della Procuratia di S. Marco. Il monumento in questione è la prima opera sicura dell'architetto e quindi esempio importante del suo stile; come tale il "deposito" di Marino Grimani permette un esame critico delle poche attribuzioni allo Smeraldi, esistenti nella letteratura contemporanea.

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