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Zur Wiederbelebung der Antike im Trecento. Petrarcas Rom-Idee in ihrer Wirkung auf die Paduaner Malerei. Die methodische Einbeziehung des römischen Münzbildnisses in die Ikonographie "Berühmter Männer"

Annegrit Schmitt
Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz
18. Bd., H. 2 (1974), pp. 167-218
Stable URL: http://www.jstor.org/stable/27652351
Page Count: 52
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Zur Wiederbelebung der Antike im Trecento. Petrarcas Rom-Idee in ihrer Wirkung auf die Paduaner Malerei. Die methodische Einbeziehung des römischen Münzbildnisses in die Ikonographie "Berühmter Männer"
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Abstract

Nel Trecento la pittura murale e la miniatura cominciano ad usufruire metodicamente del grande tesoro dei modelli classici ancora accessibili, cioè le monete romane e, soprattutto, per l'iconografia dei ritratti imperiali. La conoscenza di queste immagini non era venuta meno nemmeno nel Medioevo. Il fatto che si riconoscesse e valorizzasse la possibilità di una precisa caratterizzazione delle personalità offerta dai ritratti sulle monete romane corrispondeva alla nuova coscienza storica del primo umanesimo ed al rigido naturalismo iniziato nell'arte del '300. Questo sviluppo manifestava nel modo più evidente i nuovi contatti dell'arte trecentesca con l'antichità. Padova ebbe un ruolo determinante sotto l'ispirazione umanistica del Petrarca e ivi, nella costellazione creativa fra il Petrarca e i Carrara, si ebbe la realizzazione di questo processo. I programmi iconografici del Palazzo Carrara a Padova, soprattutto la programmazione meglio documentabile del Petrarca per la "Sala virorum illustrium" rivelano quale varietà di reminiscenze antiche furono assunte come massima esemplificazione. I motivi antichi riesumati andavano dai ritratti delle monete, alle sculture romane, fino agli edifici di Roma. L'idea centrale del Petrarca della "Virtus Romana" dirigeva la scelta per i programmi iconografici. La decorazione della "Sala virorum illustrium", eseguita fra il 1367 ed il 1379, e quasi completamente distrutta, ad eccezione di un frammento, nel 1400, può essere ricostruita attraverso la tradizione fino ad un certo punto. Le idee umanistiche del Petrarca determinavano i due settori iconografici della sala: "Le gesta dei romani illustri" e i loro "Ritratti". Le reppresentazioni delle "Gesta dei romani illustri" furono ambientate storicamente inserendo nelle scene monumenti romani resi fedelmente. Questo è documentato da un manoscritto di Darmstadt risalente al 1400 circa, che si ispirava alle pitture murali di Padova. Il secondo settore iconografico della "Sala virorum illustrium" con le figure monumentali di eroi e imperatori romani, può essere ricostruito nel suo nuovo carattere da cicli più tardi, ma di tematica affine, e cioè dai cicli degli "Uomini famosi" e dalle "Cronache del mondo". Gli eroi dell'antichità ivi rappresentati permettono di presupporre per i romani della "Sala virorum illustrium" in Padova: 1) una corretta caratterizzazione delle figure tramite un'accurata riproduzione di armature di capitani romani; ciò presuppone un attento studio delle sculture romane; 2) massima fedeltà dei ritratti per quanto ci si poteva rifare alle immagini su monete e medaglioni degli imperatori romani. L'intensa ricezione di questi due campi d'ispirazione a scopo di rievocare e far rivivere personaggi dell'antichità romana, corrispondeva alla concezione del Petrarca, che considerava i ritratti sulle monete romane non solo come fonti storiche, ma dava loro un valore etico e li interpretava fisionomicamente. Gli artisti potevano già allora servirsi di certi precedenti, poiché esistevano già le collezioni di monete agli inizi del '300. E queste avevano reso possibile la compilazione di taccuini di ritratti di imperatori romani, che servivano come modelli per l'illustrazione di scritti storici. Prominenti esempi di tali serie di illustrazioni sono i disegni di monete nella "Historia imperialis" di Giovanni Mansionario (intorno al 1320) e i magnifici disegni di teste di imperatori in un manoscritto non pubblicato di Svetonio a Fermo (metà del '300). Da alcuni disegni di Pisanello e di Jacopo Bellini rappresentanti monete si può ricostruire l'aspetto dei taccuini di monete del '300, ai quali attingevano gli illustratori di manoscritti storici e poi anche i pittori monumentali come Altichiero nel Palazzo Scaligero a Verona (dopo il 1364).

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